È una di quelle mattine fredde e terse tipicamente estoni. Il termometro è sceso di molti gradi sotto lo zero. Il sole splende alto nel cielo. Una luce fredda abbraccia la terra. Sembra un ossimoro della natura. Paziente e fiduciosa, la terra attende la primavera. Pochi uccellini ne presagiscono l’arrivo prossimo cinguettando un timido buongiorno. Seduto al tavolo della mia cucina, nel centro della sala da pranzo del mio appartamento, ascolto il crepitio della legna che arde nel camino. Sono assorto alla vista del mio giardino.

Tutto è cosparso di bianco, come un lieve, soffice, e dolce velo di zucchero. Dalla grande finestra del mio soggiorno scruto il giardino che ho di fronte. Immobile, imbiancato, quieto. Sembra la scena invernale di un dipinto fiammingo. Oppure un grande specchio che riflette la luce del sole in milioni di fiocchi di cristallo che brillano. Seguo con lo sguardo le orme degli esseri viventi che hanno attraversato e popolato questo giardino. Molti animali hanno lasciato sulla neve tracce della loro presenza, come fossero firme sul ghiaccio. Il corvo, affamato e solitario, che scava con il suo becco affilato nella neve dura e gelida in cerca di qualche misero boccone. Il gatto curioso del vicino di casa che da lontano mi scruta sospettoso e guardingo. La volpe, ospite mattutina e scaltra del giardino, è sempre la prima ad arrivare. Con la sua lunga coda silenziosamente e furtivamente fà spesso la sua comparsa poco prima dell’alba.

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Mi piace seguire i percorsi immaginari degli ospiti del mio giardino leggendone e ripercorrendone le tracce. Esse sono come delle piste e traiettorie a zig-zag che si intersecano l’una con l’altra. Questi tragitti sono tutti impressi nella neve come dei segni dipinti di bianco che segnano il cammino di vite e percorsi quotidiani che per un attimo si incrociano. E, sotto la superfice ghiacciata, ancora un altro mondo invisibile vive, respira, e formicola nel buio. È un universo nascosto, invisibile agli occhi e brulicante. Esso è animato da migliaia di tunnel sotterranei e di minuscoli esseri viventi. Quante sorprese e quante vite nasconde un giardino d’inverno?

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Ma la primavera è alle porte e presto dal bianco spunterà un verde rigoglioso. L’Estonia è verde, fertile, e ricca. Negli ultimi anni ho quasi sempre vissuto in grandi città e in metropoli affollate: Roma, Milano, Nottingham, e Dublino. In questi posti, di rado si trova il tempo per fermarsi a riflettere e per assaporare i piccoli piaceri che la vita ci offre. Tutti vanno di corsa. Tutti sono oberati da irrinunciabili impegni. Il dover fare, il dover essere, il dovere realizzare sempre qualcosa, prendono buona parte del nostro tempo e delle nostre energie. Così, indaffarati e affannati a raggiungere i nostri obiettivi, spesso ci dimentichiamo del grande orizzonte che tutti abbiamo di fronte e della bellezza che c’è intorno.

Il mio miglior maestro estone, si chiama orto. In Estonia ho imparato ad assaporare il gusto dell’attesa e il piacere della lentezza. Da poco tempo mi sono trasferito nel quartiere di Supillinn, a Tartu, in una vecchia casa in legno con un grande giardino tutto intorno. Da buon Italiano emigrato all’estero, non nascondo che all’inizio nutrivo seri dubbi su questa scelta di vita. Mi chiedevo: sopravviverò mai al grande freddo estone solo con una stufa a legna? Dovrò fare il fuoco ogni giorno e ne sarò capace? Ogni paura e preoccupazione è frutto dell’immaginazione. Quindi, a volte, sarebbe meglio non immaginare.

In questo paese straniero, ho scoperto il valore, il piacere, e il rispetto per la terra. Aveva forse ragione Marco Tullio Cicerone quando diceva che “se presso alla biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci mancherà”. Da quando mi sono trasferito a Supilinn, infatti, il giardino è diventato una passione, un amico e uno stile di vita. Finora non avevo mai piantato una radice in un terreno, non mi ero mai sporcato le mani di terra, non avevo mai visto una pianta crescere dal nulla, non avevo mai mangiato il frutto del mio stesso lavoro, né mai pensato di coltivare qualcosa con le mie mani. E perché mai avrei dovuto farlo quando posso comodamente comprare tutto ciò di cui ho bisogno in uno dei centri commerciali della città?

Le cose sono decisamente cambiate al mio arrivo a Supilinn. L’immenso spazio verde intorno alla casa era davvero invitante. Il verde sussurrava un messaggio semplice e universale. Non sono proprio riuscito a starmene con le mani in mano. Così, tra una pausa e l’altra, munito degli attrezzi del mestiere, nelle interminabili giornate estive in Estonia, quando la notte è così breve come un batter d’occhio, ho iniziato a pulire questo grande giardino. Ci vollero pomeriggi interi per pulirlo. Con enorme desolazione, scoprii di essere un vero novizio in questo campo. Fortunatamente, una persona del posto si mostrò così gentile da insegnarmi i rudimenti del giardinaggio. Stranamente, in Estonia, mi abbronzai quasi come fossi in Italia. Sudai. Ma il lavoro delle braccia e della terra è gratificante e riempie il cuore di gioia.

Dopo aver sistemato per bene una parte dell’immenso giardino, esso divenne il mio orto. Subito dopo andai al mercato e comprai alcuni semi e delle piccole piantine. Acquistai delle piante di insalata verde, delle spezie, dei semi di zucchine, e delle piante di pomodoro. Questa è sicuramente la parte più entusiasmante. Mettere le radici nella terra. In un film italiano molto famoso, La Grande Bellezza di Sorrentino, la suora chiede a Jep Gambardella: “Sa perché mangio solo radici”? “No, perché?” Chiede il protagonista. E la suora risponde: “Perché le radici sono importanti”.

Non c’è maggior gratificazione che cibarsi degli ortaggi del proprio orto, coltivare e nutrire una piccola piantina e aspettare con cura e amore che diventi forte e robusta, senza dubitare che essa un giorno darà i suoi frutti. Provare per credere. Questo cibo racchiude in sé l’energia della terra perché ha dovuto sopravvivere a tutte le avversità senza nessun aiuto esterno. L’insalata del mio orto è così croccante che la mangerei ogni giorno e le zucchine sono così verdi e gustose che sembra di averle assaggiate solo ora per la prima volta. E i fiori di zucca? Non solo sono belli e rigogliosi alla vista ma sono deliziosi in padella! Il cibo sano e coltivato organicamente nutre il corpo e lo spirito. Per dirla con i latini mens sana in corpore sano. Può essere fonte di guarigione e motivo di felicità.

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